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AFRICA/COSTA D’AVORIO - Il fenomeno dei microbes: baby-gang che si affrontano a colpi di machete

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Posted on: 08/02/18
Abidjan – Da quasi un decennio la Costa d’Avorio sta attraversando una profonda crisi socio-politica che colpisce il paese alle sue radici più profonde. Uno dei segni più tangibili di questa crisi rimane il sorgere del fenomeno dei ‘microbes’.
“Si tratta per lo più di bambini di età inferiore ai 18 anni raggruppati in baby-gang che con machete e coltelli assaltano, saccheggiano e uccidono. Si confermano una vera minaccia per la tranquillità delle popolazioni ivoriane”. A parlare a Fides di questo fenomeno è padre Donald Zagore, sacerdote ivoriano della Società Missini Africane.
“E’ l’espressione di una Costa d'Avorio in piena decadenza morale e sociale. Un Paese in cui i valori morali di lavoro, disciplina, rispetto e unità non hanno davvero alcun impatto sulle sue figlie e sui suoi figli e, soprattutto, sulle sue giovani generazioni. È il risultato di tutte le scelte politiche egoiste, basate sulla violenza, che hanno sacrificato nel corso della storia l’interesse del popolo ivoriano e specialmente della gioventù ivoriana a causa delle eccessive ambizioni personali”, continua a spiegare padre Zagore.
“Il governo ivoriano sembra essere incapace di combattere questa piaga. Addirittura la gente sospetta che questi giovani criminali siano supportati dal governo per mantenere la popolazione in pericolo. È importante porsi questa domanda: quale futuro ci si aspetta per una Costa d’Avorio dove il bambino, che nella sua stessa natura rappresenta il futuro, è già bruciato' Purtroppo alle giovani generazioni è stato insegnato che la legge del più forte è sempre la migliore, e che il successo può essere raggiunto solo con la violenza, in particolare con l'uso delle armi, bianche o nere non importa. Il fenomeno dei ‘microbes’ è il segno e l'immagine di una società ivoriana in agonia, è l’immagine del fallimento, sia politico che religioso. Tutti, in un modo o nell’altro, abbiamo contribuito all’insorgere della cultura della violenza nel nostro paese”, sottolinea il sacerdote. “Per uscirne – spiega - abbiamo bisogno di una consapevolezza nazionale che respinga con forza la violenza come mezzo di espressione e l’idea che il successo può essere raggiunto solo con le armi. E’ quanto mai urgente una riforma radicale dei nostri sistemi educativi e del noatro sapere. È tempo che le nostre scuole e università diventino luoghi di conoscenza, promotori di un futuro migliore per le nostre giovani generazioni. E’ attraverso la formazione di coscienze e intelligenze che riusciremo a modellare una civiltà che soddisfi le aspirazioni e le esigenze della nostra società ivoriana. È anche necessario ravvivare il blasone del potere politico ponendo a capo delle nostre istituzioni leader esemplari che ispirano i valori universali di giustizia, democrazia, tolleranza, diritti e soprattutto verità, senza dimenticare la formazione delle famiglie ad essere sempre più responsabili e attivi nell’educazione dei loro figli”.



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